il progetto

20 Gennaio 2021 Off Di Maurizio Bini


Premessa

Con entusiasmo nelle nostre comunità parrocchiali di Pontassieve è scaturito il desiderio di conversione ad un nuovo cammino di evangelizzazione.
Da sempre la comunità cristiana è impegnata nell’annunciare il Vangelo1,il Vangelo della gioia.2

Il rischio sempre possibile, e oggi a maggior ragione, di chiudersi nei propri interessi allontana la comunità cristiana dall’incontro con Cristo e con l’uomo; con la conseguenza di ridurre il Vangelo alla difesa di valori e di tradizioni.Questo rischio va trasfigurato in una sfida da accogliere e da affrontare: cercare la relazione con Dio che passa necessariamente dall’accogliere ogni essere umano.3

Ci attende, allora, una nuova evangelizzazione che non esclude nessuno,anzi si preoccupa di accogliere tutti condividendo la gioia.4

Come comunità evangelizzatrice siamo chiamati a percorrere tutte le strade che possono portare al cuore di ogni uomo. Ciò richiede una conversione missionaria di tutta la chiesa, che si coinvolge prendendo iniziative e accompagnando5 come lievito che fermenta tutta la massa della farina (Mt 13,33) 6

Il rinnovamento della pastorale vuole confermare le modalità tipiche dei discepoli di Gesù: l’insegnamento (la catechesi), la celebrazione della vita (liturgia) e la testimonianza della carità.

Questa ultima modalità si esplica attraverso la testimonianza dei credenti nel mondo contemporaneo, nel continuo tentativo di coniugare il Vangelo nella cultura di oggi.

Per questo la comunità cristiana ha bisogno di un “progetto culturale”7 come segno della sua attenzione pastorale all’uomo del nostro tempo.8

Che cosa è un “progetto culturale”?

Partiamo dai due termini. “Progetto”: tutti ne facciamo, giusti o sbagliati. “Cultura”: non erudizione, ma quella che riguarda tutti, perché tutti abbiamo i nostri modi di vedere, di pensare e di comportarci.9

La comunità cristiana è chiamata ad un dialogo franco e aperto nei confronti del mondo e della cultura di oggi. Per questo il Progetto Culturale è uno strumento per far camminare la comunità cristiana verso il luogo del confronto, della partecipazione e della testimonianza. Papa Francesco descrive questa pastorale come una chiesa in “uscita”.10

Innanzitutto si tratta di analizzare i nostri comportamenti, le nostre idee e le nostre scelte, sia personali che comunitarie, e chiederci se sono frutto di una maturazione consapevole. Per elaborare questo giudizio (discernimento) abbiamo bisogno di risalire alle fonti che ci ispirano. Se il vangelo è per noi il punto di riferimento, allora è bene verificare se la nostra visione della vita, che si riflette nelle nostre scelte, è coerente con essa, e, di conseguenza, se sui problemi cruciali del nostro tempo siamo in grado di offrire una testimonianza di fede credibile. In questo modo il Progetto Culturale è un’occasione per incentivare la capacità di ascolto, di attenzione, di elaborazione critica e soprattutto di servizio della nostra comunità parrocchiale mostrando così il volto accogliente della chiesa.

Il fondamento di un “progetto culturale” promosso e animato dalla comunità cristiana è la stessa persona di Gesù Cristo. In Cristo, infatti, ci è data un’interpretazione di Dio e dell’uomo, e quindi implicitamente di tutta la realtà.11

Come dice infatti la Gaudium et Spes al n.22: «In realtà solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo. Adamo, infatti, il primo uomo, era figura di quello futuro e cioè di Cristo Signore. Cristo, che è il nuovo Adamo, proprio rivelando il mistero del Padre e del suo amore svela anche pienamente l’uomo a se stesso e gli manifesta la sua altissima vocazione».

A. PRINCIPI

1. La cultura e la persona

E’ proprio della natura umana realizzarsi attraverso l’attività culturale: la promozione della cultura ha senso solo in quanto è promozione della persona umana, la quale dunque deve essere posta come centro e fine di ogni progetto culturale 12

“Ogni uomo vive secondo uno “stile di vita di una determinata società, del modo peculiare che hanno i suoi membri di relazionarsi tra loro, con le altre creature e con Dio. Intesa così, la cultura comprende la totalità della vita di un popolo ” (EG 115). “Così la cultura va a costituire l’ambiente in cui la persona può crescere e raggiungere un livello di vita veramente umano”. (EG 122)

La cultura di oggi vive la particolarità di essere cultura di massa: esiste il rischio che il singolo sia ridotto a puro recettore di cultura e non anche creatore e trasmettitore di cultura. Questo non devo comportare l’isolamento che produrrebbe una falsa autonomia che esclude Dio e la relazione con gli altri. “ E’ necessario aiutare a riconoscere che l’unica via consiste nell’imparare ad incontrare gli altri con l’atteggiamento giusto, apprezzandoli e accettandoli come compagni di strada, senza resistenze interiori” (EG 91).

Lavorare sul piano culturale significherà, dunque, fare in modo che ciascuno prenda coscienza della propria responsabilità verso se stesso e verso gli altri, in modo da non essere solo soggetto passivo nella cultura di massa.13

2. Uno sguardo teologico sulla cultura

Il Progetto Culturale intende cooperare con l’azione liberatrice dello Spirito Santo che agisce in tutti e con l’annuncio di Gesù del Regno dei cieli ormai vicino (Mt. 10,7). Con questo annuncio la pace e il bene comune sono i frutti maturi dell’amore di Dio. Ecco che la promozione dell’uomo e della sua dignità sono al centro dell’enumerazione di alcuni principi che orientano e che sono alla base dell’attualizzazione del Progetto Culturale.

  • a) il principio dell’autonomia della cultura come attività umana:14 l’azione evangelizzatrice della Chiesa comporta riconoscere che Gesù ha assunto la nostra natura umana e che ogni persona è presa a cuore da Dio stesso. L’uomo nella sua attività culturale è autonomo, ma questa autonomia non significa rifiuto della religione o, comunque, di un qualche valore trascendente: la vera libertà e autonomia umana non può mai essere libertà dal valore, ma libertà per realizzare il valore;15

  • b) il principio della possibilità di un rapporto fra fede e cultura.

    Questo secondo principio si basa su tre punti:

    • I)il disegno di Dio: Dio, nel suo progetto creazionale, chiama l’uomo a collaborare e a perfezionare ciò che Egli ha fatto e inaugurato: il Regno dei cieli. In questo senso l’attività culturale dell’uomo si inserisce in questa vocazione dell’uomo a cambiare il mondo e a trasmettere i valori e a proporre la liberazione dalla servitù delle cose;

    • II) la sensibilità ai valori: la cultura è partecipazione alla Sapienza di Dio; tale Sapienza è presente nell’uomo e viene esperita come valore: il vero, il bello, il buono; ma anche lo trascende spingendolo a ulteriori realizzazioni.

      Lo Spirito Santo “suscita la diversità, la pluralità, la molteplicità e, al tempo stesso, realizza l’unità” (EG 131). Ogni cultura, in questo modo, ha una sensibilità particolare ai valori universali: per questo la chiesa può non solo stimolare e promuovere la cultura, ma ricevere pure da essa un approfondimento nella conoscenza della verità;

    • III ) la ricapitolazione nel Verbo: dato che la Sapienza di Dio in definitiva è lo stesso Verbo del Padre, il Signore Gesù Cristo, l’attività culturale diventa vera via a Dio e dispone alla ricezione del Vangelo. In questo senso la cultura ha un posto all’interno del Mistero di Cristo16 .

  • c) Il tempo è superiore allo spazio: ogni progetto conosce la congiuntura del momento ma anche l’utopia del momento. Il Progetto Culturale accetta questa tensione occupandosi di iniziare processi più che di possedere spazi (anche di potere)17, senza ansietà, ma con convinzioni chiare e tenaci18.

  • d) L’unità prevale sul conflitto: cercare di costruire ponti e di sviluppare comunione nelle differenze non potrà esimere da affrontare conflitti. Il progetto culturale affronterà anche la frammentazione delle relazioni senza perdere l’orizzonte dell’uomo19. L’annuncio della pace vuole coinvolgere in un cammino di armonia e di pace20.

  • e) La realtà è più importante dell’idea: Il confronto con la realtà non limita ma “incarna”. Nel realizzare il Progetto ci sarà una purificazione del cuore: la Parola è viva se messa in pratica e non se è solo una bella idea.21

  • f) Il tutto è superiore alla parte. Il Progetto allarga lo sguardo e senza perdere l’identità, integra una comunità con le sue varie diversità.22. “Il modello non è la sfera, che non è superiore alle parti, dove ogni punto è equidistante dal centro e non vi sono differenze tra un punto e l’altro. Il modello è il poliedro, che riflette la confluenza di tutte le parzialità che in esso mantengono la loro originalità” (EG 236).

Il Vangelo non è annuncio di una cultura, ma è annuncio di salvezza: tale annuncio è stato comunicato nella storia, prima in Israele e poi dalla chiesa, in diverse culture e ambienti23 .

Così possiamo dire che nessuna cultura può esprimere compiutamente il messaggio di Dio: fra Vangelo e una cultura c’è sempre uno scarto, una differenza. Però, tale messaggio non può essere tradotto in termini umani, se non in un determinato contesto culturale: fra Vangelo e ogni cultura c’è un rapporto di convenienza allo scopo di far giungere il messaggio di salvezza ad ogni uomo.24

B. STRUMENTI DI ATTUAZIONE

a) La “sala della comunità”: che cosa è – obiettivi – destinatari.

La comunità cristiana per attuare il suo progetto culturale si vuole avvalere dello strumento della “sala della comunità”: tale espressione connota uno “spazio d’azione”, più o meno attrezzato tecnicamente, in cui la comunità cristiana possa realizzare la sua missione di annunciare il Vangelo attraverso un dialogo franco e aperto nei confronti del mondo e della cultura di oggi25 .

Si tratta di uno spazio complementare a quello della chiesa, dove la comunità si riunisce per pregare, e a quello della catechesi, dove la comunità si riunisce per approfondire la conoscenza di Dio e della sua Parola.26

Nella “sala” la comunità cristiana trova uno stimolo per:

– incarnare la fede nel presente

– compiere un attento discernimento culturale

– coltivare il gusto, la mente e il cuore

– sviluppare in modo creativo l’intelligenza credente27 .

Lo specifico della “sala della comunità” è anche quello di favorire l’incontro con tutti, credenti e non credenti senza distinzione28, cioè il fatto di poter ottenere l’adesione a questo spazio d’azione da parte di tutti coloro che sono comunque interessati a un percorso di ricerca o a una condivisione di esperienze .29

In sintesi, i destinatari della “sala della comunità” sono: da una parte, la comunità cristiana impegnata in un’azione di testimonianza e di evangelizzazione nei confronti di coloro che non sentono l’appartenenza alla chiesa; dall’altra, tutte le persone del territorio che, pur non partecipando attivamente alla vita della comunità cristiana, si vogliono tuttavia porre come interlocutori per un confronto dialettico sul terreno delle questioni e dei problemi umani. Per questo motivo la “sala della comunità” non è solo uno spazio d’azione e un’occasione di incontro per la comunità cristiana, ma è soprattutto una proposta per tutta la comunità territoriale, composta da credenti e non credenti30 .

In questo confronto con tutti gli uomini, senza esclusione, la comunità cristiana si deve porre non come colei che detiene la Verità, ma come colei che ha ricevuto il dono prezioso del Vangelo e lo vuole mettere a disposizione di tutti affinché insieme si ricerchi il vero senso della vita.

In questo modo sarà lo stesso Vangelo ad agire come lievito nella massa di farina, purificando e fecondando dall’interno qualunque attività ed espressione culturale e diventando stimolo, non solo di recezione dei valori culturali, ma anche di creazione di nuove realizzazioni di tali valori.31

b) Metodologia.

Lo spazio d’azione della “sala della comunità” deve attuare il Progetto Culturale guidato da quattro criteri metodologici:

  • I) la progettualità: le proposte non devono seguire un criterio occasionale ed episodico ma devono essere configurate e articolate come itinerari culturali in sé coerenti32

  • II) lo stile dialogico: i vari itinerari culturali devono favorire il confronto aperto con sensibilità, stili di vita, visioni del mondo diverse, confidando nel fatto che questa è la via privilegiata per la reciproca comprensione e l’inclusione delle differenze33

  • III) il metodo induttivo: ogni percorso deve conoscere tre momenti:

    – interpretazione degli atteggiamenti e delle espressioni culturali del nostro tempo (Vedere);

    – valutazione degli stessi alla luce del Vangelo (Giudicare);

    – proposte creative per rinnovare stili di vita e concezione del mondo e dell’uomo (Agire);

  • IV) la ciclicità: la programmazione delle varie attività si articola attraverso filoni tematici a ciclo triennale:

    – anno A: l’uomo e la ricerca del senso: libertà, responsabilità, giustizia e bene; l’etica della persona; bioetica, diritti umani e multietnicità.

    – anno B: l’uomo e la vita sociale: famiglia, scuola, lavoro; identità nazionale, identità locali, identità europea, identità cristiana; ecologia.

    – anno C: l’uomo e l’interpretazione del reale: scienza, filosofia, modelli della intelligenza e comprensione della fede34

c) Attività, Iniziative, Strumenti.

La “sala della comunità” si presenta come struttura polivalente che persegue i suoi obiettivi e attua la sua metodologia attraverso un “pacchetto di attività” articolato in:

  • I) aspetti centrali:

    – rassegna cinematografica con cineforum e con programmazione mirata

    – rappresentazioni teatrali e musicali

  • II) aspetti complementari:

    – teleforum

    – discoforum

    – mostre, conferenze, tavole rotonde

    – uso delle nuove tecnologie della comunicazione multimediale

    – pubblicazioni “culturali”35

d) Patto educativo con le famiglie e la scuola.

La comunità cristiana, attraverso lo spazio d’azione della “sala della comunità”, vuole accompagnare e sostenere l’impegno educativo delle famiglie e della scuola in ordine alla crescita e alla maturazione dei ragazzi e dei giovani, offrendo opportunità di approfondimento circa:

– problematiche generali della famiglia come luogo privilegiato di formazione umana;

– rapporto famiglia-mass media;

– “navigazione” in internet;

– sviluppo delle capacità creative attraverso l’uso delle tecniche multimediali.

e) Sala della comunità e altre associazioni.

L’attività culturale che si svolge all’interno della sala della comunità coinvolgerà non solo le singole persone ma condividendo iniziative e attività del territorio.

Fra le collaborazioni saranno da favorire i rapporti con le agenzie educative (scuole di ogni ordine e grado e università) con l’intenzione di svolgere un’azione di servizio e di stimolo.

Pontassieve, aprile 2019

NOTE

1)Progetto culturale orientato in senso cristiano n.1 (CEI 1997): «”Evangelizzare è la grazia e la vocazione propria della Chiesa, la sua identità più profonda. Essa esiste per evangelizzare”. Questa nota affermazione del papa Paolo VI ( Evangelii nuntiandi 14) mantiene ancora oggi intatta la sua verità e attualità. Compito essenziale della Chiesa è fare incontrare gli uomini con Gesù Cristo, nella convinzione che è lui l’unico Salvatore del mondo, il redentore di tutti gli uomini e di tutto l’uomo. In lui, infatti, si rivela a noi il volto di Dio, come misteri di amore, e il volto dell’uomo, chiamato alla comunione con Dio e con i fratelli. Chi lo incontra e accoglie il dono di Dio che in lui si è manifestato, riceve una precisa missione: testimoniare la carità di Dio e ridare speranza all’umanità, annunciando Gesù Cristo, colui che in ogni tempo viene nella storia come inviato del Padre per fare “nuove tutte le cose” (Ap 21,5)».

2)Evangelii Gaudium 1: Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia.

Evangelii Gaudium 9: Il bene tende sempre a comunicarsi. Ogni esperienza autentica di verità e di bellezza cerca per se stessa la sua espansione, e ogni persona che viva una profonda liberazione acquisisce maggiore sensibilità davanti alle necessità degli altri.”

Evangelii Gaudium 23: “La gioia del Vangelo è per tutto il popolo, non può escludere nessuno.”

3)Evangelii Gaudium 91: È necessario aiutare a riconoscere che l’unica via consiste nell’imparare a incontrarsi con gli altri con l’atteggiamento giusto, apprezzandoli e accettandoli come compagni di strada, senza resistenze interiori. Meglio ancora, si tratta di imparare a scoprire Gesù nel volto degli altri, nella loro voce, nelle loro richieste.”

Evangelii Gaudium 92: “…dal momento che il modo di relazionarci con gli altri che realmente ci risana invece di farci ammalare, è una fraternità mistica, contemplativa, che sa guardare alla grandezza sacra del prossimo, che sa scoprire Dio in ogni essere umano, che sa sopportare le molestie del vivere insieme aggrappandosi all’amore di Dio, che sa aprire il cuore all’amore divino per cercare la felicità degli altri come la cerca il loro Padre buono.”

4)Evangelii Gaudium 14: Tutti hanno il diritto di ricevere il Vangelo. I cristiani hanno il dovere di annunciarlo senza escludere nessuno, non come chi impone un nuovo obbligo, bensì come chi condivide una gioia, segnala un orizzonte bello, offre un banchetto desiderabile.

5)Evangelii Gaudium 24: “la comunità evangelizzatrice si dispone ad “accompagnare”. Accompagna l’umanità in tutti i suoi processi, per quanto duri e prolungati possano essere. Conosce le lunghe attese e la sopportazione apostolica.”

6)“La sala della comunità, un servizio pastorale e culturale”. Nota pastorale della Commissione ecclesiale per le comunicazioni sociali (CEI 1999), n. 36: «Consegniamo questa breve nota alla responsabilità delle comunità ecclesiali che sono in Italia accompagnandola con due immagini evangeliche. La prima è l’immagine del lievito (Mt 13,33). Essa ci ricorda che il criterio ermeneutico del progetto culturale orientato in senso cristiano ha la forma dell’incarnazione e della testimonianza. Il lievito se non viene mescolato con la massa della farina non produce alcun effetto. Anzi per realizzare la sua propria identità domanda di essere mescolato. Anche il servizio che il credente adulto può compiere al Vangelo di Gesù Cristo è quello di realizzare pienamente se stesso nella forma della testimonianza incarnata nel mondo.

La seconda immagine è la parabola del seminatore (Mt 13,3-9). Il problema che la parabola pone è quello delle condizioni dell’accoglienza del seme. Il seme che è la parola di Dio – e di essa il suo rifrangersi opaco nell’attuale cultura – vive la povertà dell’essere affidato. Il problema è il terreno di ricezione. La sala della comunità si pone a servizio del discernimento culturale per ricreare le condizioni di ascolto e di ricezione che pongano sempre più in dialogo il Vangelo e la cultura».

7)“Progetto culturale orientato in senso cristiano” n.2: «Non da oggi nelle nostre chiese è viva la convinzione che “una fede che non diventa cultura è una fede non pienamente accolta, non interamente pensata, non fedelmente vissuta” ( Giovanni Paolo II,Discorso al Congresso nazionale del M.E.I.C., 16 Gennaio 1982). La novità del “progetto” sta nel mettere esplicitamente a tema questa intenzionalità e nel dare impulso all’opera di evangelizzazione della cultura e di inculturazione della fede. Fede e cultura si richiamano reciprocamente: il Vangelo è fattore essenziale di promozione di espressioni culturali pienamente umane e la cultura è l’ambito attraverso il quale la Parola eterna risuona e si realizza nel tempo».

8)Evangelii Gaudium 178: “Dal cuore del Vangelo riconosciamo l’intima connessione tra evangelizzazione e promozione umana, che deve necessariamente esprimersi e svilupparsi in tutta l’azione evangelizzatrice.”

9)“Progetto culturale orientato in senso cristiano” n.2: «Il termine “cultura” viene inteso qui nel senso più ampio e “antropologico”, che abbraccia non soltanto le idee ma il vissuto quotidiano delle persone e della collettività, le strutture che lo reggono e i valori che gli danno forma» (cfr. anche CEI , Catechismo degli adulti La verità vi farà liberi 1154).

Evangelii Gaudium 115 :Questo Popolo di Dio si incarna nei popoli della Terra, ciascuno dei quali ha la propria cultura. La nozione di cultura è uno strumento prezioso per comprendere le diverse espressioni della vita cristiana presenti nel Popolo di Dio. Si tratta dello stile di vita di una determinata società, del modo peculiare che hanno i suoi membri di relazionarsi tra loro, con le altre creature e con Dio. Intesa così, la cultura comprende la totalità della vita di un popolo. Ogni popolo, nel suo divenire storico, sviluppa la propria cultura con legittima autonomia. Ciò si deve al fatto che la persona umana, «di natura sua ha assolutamente bisogno d’una vita sociale» ed è sempre riferita alla società, dove vive un modo concreto di rapportarsi alla realtà. L’essere umano è sempre culturalmente situato: «natura e cultura sono quanto mai strettamente connesse». La grazia suppone la cultura, e il dono di Dio si incarna nella cultura di chi lo riceve.

Evangelii Gaudium 116: In questi due millenni di cristianesimo, innumerevoli popoli hanno ricevuto la grazia della fede, l’hanno fatta fiorire nella loro vita quotidiana e l’hanno trasmessa secondo le modalità culturali loro proprie. Quando una comunità accoglie l’annuncio della salvezza, lo Spirito Santo ne feconda la cultura con la forza trasformante del Vangelo. In modo che, come possiamo vedere nella storia della Chiesa, il cristianesimo non dispone di un unico modello culturale, bensì, «restando pienamente se stesso, nella totale fedeltà all’annuncio evangelico e alla tradizione ecclesiale, esso porterà anche il volto delle tante culture e dei tanti popoli in cui è accolto e radicato». Nei diversi popoli che sperimentano il dono di Dio secondo la propria cultura, la Chiesa esprime la sua autentica cattolicità e mostra «la bellezza di questo volto pluriforme». Nelle espressioni cristiane di un popolo evangelizzato, lo Spirito Santo abbellisce la Chiesa, mostrandole nuovi aspetti della Rivelazione e regalandole un nuovo volto. Nell’inculturazione, la Chiesa «introduce i popoli con le loro culture nella sua stessa comunità», perché «i valori e le forme positivi» che ogni cultura propone «arricchiscono la maniera in cui il Vangelo è annunciato, compreso e vissuto». In tal modo «la Chiesa, assumendo i valori delle differenti culture, diventa “sponsa ornata monilibus suis”, “la sposa che si adorna con i suoi gioielli” (Is 61,10)» .”

10)Evangelii Gaudium 20: …tutti siamo chiamati a questa nuova “uscita” missionaria. Ogni cristiano e ogni comunità discernerà quale sia il cammino che il Signore chiede, però tutti siamo invitati ad accettare questa chiamata: uscire dalla propria comodità e avere il coraggio di raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo.

11)“Progetto culturale orientato in senso cristiano” n.1: «L’illusione che le risorse della tecnica siano sufficienti a sconfiggere ogni male, ha portato il nostro mondo all’asfissia della vita, soffocata dal fare e dall’avere. Ma ora, l’ottimismo di un progresso senza fine ha lasciato il posto al ripiegamento su se stessi e sui piccoli progetti, alla frenetica voglia di esperienze sempre diverse e alla rimozione degli interrogativi di fondo, quelli che contano davvero: Chi sono? Da dove vengo? Dove vado?

In questo contesto, il compito di annunciare e testimoniare il Vangelo richiede di proporre con coraggio la persona di Gesù Cristo, come evento risolutivo della storia, mostrando fino in fondo la valenza culturale della sua presenza e del suo messaggio, la capacità cioè di incidere sul modo con cui un uomo, un popolo vedono ed esprimono se stessi e la realtà. Cristo infatti è venuto nel mondo per rivelare e restituire all’uomo la sua piena umanità.

Appare allora come una tragica contro testimonianza la diffusa dissociazione tra pratica religiosa e vissuto quotidiano. Si tratta di una distanza che tende ad approfondirsi tra il credo professato e i modi collettivi di pensare e di agire, tra il messaggio a cui si afferma di aderire e lo stile e la mentalità dominanti, non solo nella società ma anche all’interno delle stesse comunità cristiane.

Da sempre i cristiani si sono adoperati perché il Vangelo di Gesù, penetrando nella vita delle persone, diventasse fermento di un mondo edificato secondo il progetto di Dio. Oggi però appare necessario “assumere con maggiore consapevolezza il rapporto fede e cultura” . Occorre in particolare offrire prospettive culturali capaci di intercettare le domande di questo tempo e di proporre risposte originali e pertinenti.

Più volte Giovanni Paolo II ha ricordato che “la cultura è un terreno privilegiato nel quale la fede si incontra con l’uomo” ( Giovanni Paolo II, Discorso al convegno ecclesiale di Palermo , 23 Novembre 1995) e ha sollecitato i cattolici italiani a far sì che la fede esplichi pienamente la sua “efficacia trainante nel cammino verso il futuro” ( Giovanni Paolo II, Discorso al Convegno ecclesiale di Loreto , 11 Aprile 1985) dell’Italia. Proprio la responsabilità che sentiamo nei confronti del Vangelo e della sua testimonianza impone oggi di offrire una risposta più consapevole e incisiva alla dissociazione tra Vangelo e cultura».

Evangelii Gaudium 165: …Questo esige dall’evangelizzatore alcune disposizioni che aiutano ad accogliere meglio l’annuncio: vicinanza, apertura al dialogo, pazienza, accoglienza cordiale che non condanna.

Evangelii Gaudium 167: …Annunciare Cristo significa mostrare che credere in Lui e seguirlo non è solamente una cosa vera e giusta, ma anche bella, capace di colmare la vita di un nuovo splendore e di una gioia profonda, anche in mezzo alle prove. In questa prospettiva, tutte le espressioni di autentica bellezza possono essere riconosciute come un sentiero che aiuta ad incontrarsi con il Signore Gesù. … È auspicabile che ogni Chiesa particolare promuova l’uso delle arti nella sua opera evangelizzatrice, in continuità con la ricchezza del passato, ma anche nella vastità delle sue molteplici espressioni attuali, al fine di trasmettere la fede in un nuovo “linguaggio parabolico”. Bisogna avere il coraggio di trovare i nuovi segni, i nuovi simboli, una nuova carne per la trasmissione della Parola, le diverse forme di bellezza che si manifestano in vari ambiti culturali, e comprese quelle modalità non convenzionali di bellezza, che possono essere poco significative per gli evangelizzatori, ma che sono diventate particolarmente attraenti per gli altri.

12)Gaudium et spes 53: «E’ proprio della persona umana il non poter raggiungere un livello di vita veramente e pienamente umano se non mediante la cultura».

Gaudium et Spes 59: «La Chiesa ricorda a tutti che la cultura deve mirare alla perfezione integrale della persona umana, al bene della comunità e di tutta la società umana. Perciò è necessario coltivare lo spirito in modo che si sviluppino le facoltà dell’ammirazione, dell’intelletto, della contemplazione, e si diventi capaci di formarsi un giudizio personale, di coltivare il senso religioso, morale e sociale»; anche al n.61: «Ogni uomo ha il dovere di tenere fermo il concetto della persona umana integrale, in cui eccellono i valori dell’intelligenza, della volontà, della coscienza e della fraternità, che sono tutti fondati in Dio Creatore e sono stati mirabilmente sanati ed elevati in Cristo»

13)Gaudium et Spes 55: «Cresce sempre più il numero degli uomini e delle donne di ogni ceto o nazione, che sono coscienti di essere artefici e autori della cultura della propria comunità. In tutto il mondo si sviluppa sempre più il senso dell’autonomia e della responsabilità, cosa che è di somma importanza per la maturità spirituale e morale dell’umanità. Ciò appare ancor più chiaramente se teniamo presente l’unificazione del mondo e il compito che ci si impone di costruire un mondo migliore nella verità e nella giustizia. In tal modo siamo testimoni della nascita di un nuovo umanesimo, in cui l’uomo si definisce soprattutto per la sua responsabilità verso i suoi fratelli e verso la storia».

Evangelii Gaudium 129: Ciò a cui si deve tendere, in definitiva, è che la predicazione del Vangelo, espressa con categorie proprie della cultura in cui è annunciato, provochi una nuova sintesi con tale cultura. Benché questi processi siano sempre lenti, a volte la paura ci paralizza troppo. Se consentiamo ai dubbi e ai timori di soffocare qualsiasi audacia, può accadere che, al posto di essere creativi, semplicemente noi restiamo comodi senza provocare alcun avanzamento e, in tal caso, non saremo partecipi di processi storici con la nostra cooperazione, ma semplicemente spettatori di una sterile stagnazione della Chiesa.

14)Gaudium et Spes 56: «Come si deve fare per riconoscere come legittima l’autonomia che la cultura rivendica a se stessa senza cadere in un umanesimo puramente terrestre, anzi avverso alla religione?».

15)Evangelii Gaudium 132: L’annuncio alla cultura implica anche un annuncio alle culture professionali, scientifiche e accademiche. Si tratta dell’incontro tra la fede, la ragione e le scienze, che mira a sviluppare un nuovo discorso sulla credibilità, un’apologetica originale che aiuti a creare le disposizioni perché il Vangelo sia ascoltato da tutti. Quando alcune categorie della ragione e delle scienze vengono accolte nell’annuncio del messaggio, quelle stesse categorie diventano strumenti di evangelizzazione; è l’acqua trasformata in vino. È ciò che, una volta assunto, non solo viene redento, ma diventa strumento dello Spirito per illuminare e rinnovare il mondo.

16)Gaudium et Spes 57: «L’uomo, infatti, quando coltiva la terra col lavoro delle sue braccia […] attua il disegno di Dio, manifestato all’inizio dei tempi, di assoggettare la terra e di perfezionare la creazione, e coltiva se stesso. […] L’uomo inoltre, applicandosi allo studio delle varie discipline, quali la filosofia, la storia, la matematica, le scienze naturali, e occupandosi di arte, può contribuire in massimo grado ad elevare l’umana famiglia a più alti concetti del vero, del bene e del bello e ad un giudizio di universale valore; in tal modo questa sarà più vivamente illuminata da quella mirabile Sapienza, che dalla eternità era con Dio, disponendo con Lui ogni cosa […]. Per ciò stesso lo spirito umano, più libero dalla schiavitù delle cose, può innalzarsi più agevolmente al culto e alla contemplazione del Creatore. Anzi, sotto l’impulso della grazia, si dispone a riconoscere il Verbo di Dio, il quale, prima di farsi carne per tutto salvare e ricapitolare in se stesso, già era nel mondo come “luce vera che illumina ogni uomo” (Gv 1,9)».

17)Evangelii Gaudium 223: Questo principio permette di lavorare a lunga scadenza, senza l’ossessione dei risultati immediati. Aiuta a sopportare con pazienza situazioni difficili e avverse, o i cambiamenti dei piani che il dinamismo della realtà impone. È un invito ad assumere la tensione tra pienezza e limite, assegnando priorità al tempo.

18)Evangelii Gaudium 223: Dare priorità allo spazio porta a diventar matti per risolvere tutto nel momento presente, per tentare di prendere possesso di tutti gli spazi di potere e di autoaffermazione. Significa cristallizzare i processi e pretendere di fermarli. Dare priorità al tempo significa occuparsi di iniziare processi più che di possedere spazi. Il tempo ordina gli spazi, li illumina e li trasforma in anelli di una catena in costante crescita, senza retromarce. Si tratta di privilegiare le azioni che generano nuovi dinamismi nella società e coinvolgono altre persone e gruppi che le porteranno avanti, finché fruttifichino in importanti avvenimenti storici. Senza ansietà, però con convinzioni chiare e tenaci.

19)Evangelii Gaudium 226: Il conflitto non può essere ignorato o dissimulato. Dev’essere accettato. Ma se rimaniamo intrappolati in esso, perdiamo la prospettiva, gli orizzonti si limitano e la realtà stessa resta frammentata. Quando ci fermiamo nella congiuntura conflittuale, perdiamo il senso dell’unità profonda della realtà.

Evangelii Gaudium 227: …accettare di sopportare il conflitto, risolverlo e trasformarlo in un anello di collegamento di un nuovo processo. «Beati gli operatori di pace» (Mt 5,9).

20)Evangelii Gaudium 230: L’annuncio di pace non è quello di una pace negoziata, ma la convinzione che l’unità dello Spirito armonizza tutte le diversità. Supera qualsiasi conflitto in una nuova, promettente sintesi. La diversità è bella quando accetta di entrare costantemente in un processo di riconciliazione, fino a sigillare una specie di patto culturale che faccia emergere una “diversità riconciliata”…

21)Evangelii Gaudium 231: Questo implica di evitare diverse forme di occultamento della realtà: i purismi angelicati, i totalitarismi del relativo, i nominalismi dichiarazionisti, i progetti più formali che reali, i fondamentalismi antistorici, gli eticismi senza bontà, gli intellettualismi senza saggezza.

22)Evangelii Gaudium 235: Il tutto è più della parte, ed è anche più della loro semplice somma. Dunque, non si dev’essere troppo ossessionati da questioni limitate e particolari. Bisogna sempre allargare lo sguardo per riconoscere un bene più grande che porterà benefici a tutti noi. Però occorre farlo senza evadere, senza sradicamenti. È necessario affondare le radici nella terra fertile e nella storia del proprio luogo, che è un dono di Dio

23)Gaudium et Spes 58: Fra il messaggio della salvezza e la cultura umana esistono molteplici rapporti. Dio infatti, rivelandosi al suo popolo fino alla piena manifestazione di sè nel Figlio Incarnato, ha parlato secondo il tipo di cultura proprio delle diverse epoche storiche. Parimenti la Chiesa, vivendo nel corso dei secoli in condizioni diverse, si è servita delle differenti culture per diffondere e spiegare il messaggio cristiano nella sua predicazione a tutte le genti, per studiarlo ed approfondirlo, per meglio esprimerlo nella vita liturgica e nella vita della multiforme comunità dei fedeli».

24)Evangelii Gaudium 117: Non farebbe giustizia alla logica dell’incarnazione pensare ad un cristianesimo monoculturale e monocorde. Sebbene sia vero che alcune culture sono state strettamente legate alla predicazione del Vangelo e allo sviluppo di un pensiero cristiano, il messaggio rivelato non si identifica con nessuna di esse e possiede un contenuto transculturale. Perciò, nell’evangelizzazione di nuove culture o di culture che non hanno accolto la predicazione cristiana, non è indispensabile imporre una determinata forma culturale, per quanto bella e antica, insieme con la proposta evangelica. Il messaggio che annunciamo presenta sempre un qualche rivestimento culturale, però a volte nella Chiesa cadiamo nella vanitosa sacralizzazione della propria cultura, e con ciò possiamo mostrare più fanatismo che autentico fervore evangelizzatore.

25) “La sala della comunità, Nota pastorale” 4: «Le sale della comunità hanno il pregio di svolgere un’azione pastorale e culturale di ampio respiro, che coinvolge tutte le componenti della comunità ecclesiale e si rivolge, attraverso le varie forme della comunicazione sociale, anche a coloro che sono lontani dalla fede ma mostrano interesse per i grandi temi dell’esistenza. Queste sale sono a servizio di una dinamica missionaria, che vuole raggiungere gli ambienti della vita familiare, professionale e sociale attraverso un uso saggio dei media».

Evangelii Gaudium 238: L’evangelizzazione implica anche un cammino di dialogo.

26)Evangelii Gaudium 24: …La comunità evangelizzatrice si mette mediante opere e gesti nella vita quotidiana degli altri, accorcia le distanze, si abbassa fino all’umiliazione se è necessario, e assume la vita umana, toccando la carne sofferente di Cristo nel popolo. Gli evangelizzatori hanno così “odore di pecore” e queste ascoltano la loro voce.

27) “La sala della comunità, Nota pastorale” 18-20: «Soggetto dell’animazione della sala della comunità è la comunità cristiana dislocata su un territorio» poichè è suo il compito di «promuovere e realizzare un attento discernimento culturale». E’ chiaro poi che la gestione della sala della comunità ha bisogno di un gruppo di animazione. Per una gestione efficace e qualificata della sala, la comunità cristiana è chiamata ad individuare persone che, per dono di Dio e per competenze proprie, possano assumere uno specifico servizio pastorale nei settori della cultura e della comunicazione. Ciò vuol dire che diventare animatore culturale è questione di vocazione e che la comunità cristiana deve essere capace di riconoscere questo nuovo carisma e di promuoverne la formazione».

Evangelii Gaudium 26: La riforma delle strutture, che esige la conversione pastorale, si può intendere solo in questo senso: fare in modo che esse diventino tutte più missionarie, che la pastorale ordinaria in tutte le sue istanze sia più espansiva e aperta, che ponga gli agenti pastorali in costante atteggiamento di “uscita” e favorisca così la risposta positiva di tutti coloro ai quali Gesù offre la sua amicizia.

28) “La sala della comunità, Nota pastorale” 10: «La sala della comunità vuole essere un concreto stimolo a far sì che la fede delle nostre comunità si incarni nel presente, facendosi interpellare ma soprattutto interpellando mente e cuore degli uomini e delle donne del nostro tempo. Per questo aspetto la sala non ricalca le formule propriamente catechistiche, ma si affianca alla catechesi, preparando i cuori all’annuncio della salvezza, risvegliando interrogativi e suscitando l’incontro e il confronto».

29)“Documento conclusivo del Sinodo diocesano di Firenze” 17: «Il dialogo e la collaborazione, intesi come sollecitazioni necessarie a costruire una umanità più fraterna devono diventare “stile” di una Chiesa che vuole incontrare anche i non credenti, cercando di avviare con loro una adeguata riflessione intorno ai problemi che investono il mondo contemporaneo. Le parrocchie, le associazioni e i movimenti possono essere i luoghi adatti per iniziare o intensificare questi confronti.In questa situazione, il rinnovamento culturale auspicabile per il futuro non può essere slegato dall’affermazione di un nuovo umanesimo. Firenze per la sua splendida tradizione spirituale invoca un tale rinnovamento. La chiesa fiorentina, nel suo compito specifico che è la missione, intende cooperare a questo rinnovamento, andando là dove l’uomo è per salvarlo».

30)“La sala della comunità. Nota pastorale” 22: «Il destinatario principale di questa attività di inculturazione della fede è l’intera comunità locale. […]. In questa ottica, occorre stabilire i criteri che consentano non soltanto un’azione di crescita interna della comunità ecclesiale, ma anche un’azione di testimonianza e di evangelizzazione nei confronti di coloro che non sentono l’appartenenza alla comunità. L’azione della sala va oltre i confini del luogo di culto, ma il suo obiettivo ultimo resta quello di un dialogo che assume la forma della testimonianza: testimonianza alla verità e all’amore di Cristo data con la parola, la vita e attraverso i mezzi della comunicazione sociale»

31)Evangelii Gaudium 33: Invito tutti ad essere audaci e creativi in questo compito di ripensare gli obiettivi, le strutture, lo stile e i metodi evangelizzatori delle proprie comunità. Una individuazione dei fini senza un’adeguata ricerca comunitaria dei mezzi per raggiungerli è condannata a tradursi in mera fantasia. Esorto tutti ad applicare con generosità e coraggio gli orientamenti di questo documento, senza divieti né paure

Evangelii Gaudium 49: Usciamo, usciamo ad offrire a tutti la vita di Gesù Cristo. Ripeto qui per tutta la Chiesa ciò che molte volte ho detto ai sacerdoti e laici di Buenos Aires: preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze. Non voglio una Chiesa preoccupata di essere il centro e che finisce rinchiusa in un groviglio di ossessioni e procedimenti. Se qualcosa deve santamente inquietarci e preoccupare la nostra coscienza è che tanti nostri fratelli vivono senza la forza, la luce e la consolazione dell’amicizia con Gesù Cristo, senza una comunità di fede che li accolga, senza un orizzonte di senso e di vita. Più della paura di sbagliare spero che ci muova la paura di rinchiuderci nelle strutture che ci danno una falsa protezione, nelle norme che ci trasformano in giudici implacabili, nelle abitudini in cui ci sentiamo tranquilli, mentre fuori c’è una moltitudine affamata e Gesù ci ripete senza sosta: «Voi stessi date loro da mangiare» (Mc 6,37).

32) “La sala della comunità, Nota pastorale” 14: «La sala della comunità è un luogo fisico dove singole persone, gruppi, associazioni possono ritrovarsi. […] uno spazio dove si possono incontrare e conoscere altre persone interessate a un percorso di ricerca o a una condivisione di esperienze. Uno spazio che offre una proposta articolata di momenti di intrattenimento o di riflessione, scanditi secondo un criterio non meramente occasionale o episodico, ma secondo una significativa programmazione».

33)“La sala della comunità, Nota pastorale” 23: «Coloro che non appartengono alla comunità dei credenti […] devono essere accolti come interlocutori attivi per un confronto dialettico sul terreno delle questioni e dei problemi umani, in tutta l’estensione della loro gamma, su cui i cristiani sono sfidati a mostrare di avere una parola credibile da dire alla luce della loro fede, per rendere ragione della loro speranza (1Pt 3,15)».

34)“Progetto culturale orientato in senso cristiano” 3: «Proviamo a offrire, in prima approssimazione, una possibile articolazione delle grandi aree tematiche per interventi di lungo respiro. Ciascuno potrà attivarsi con responsabilità e creatività, individuando all’interno di essi temi più specifici e prospettive complementari:

– domande di significato (in cui si ritrovano temi come: il problema della verità, il rapporto tra pluralismo e libertà, pensare la fede oggi, la singolarità del cristianesimo e il dialogo interreligioso, le radici cristiane dei valori della nostra civiltà…);

– persona e società (la dignità e intangibilità della vita umana, la centralità della famiglia, l’educazione oggi e il ruolo della scuola, le istituzioni, la legalità e i meccanismi di diseguaglianza, la partecipazione alla vita civile e politica ai vari livelli…);

– linguaggi (esprimere e comunicare attraverso il corpo, il segno e la parola, l’arte di ieri e di oggi, la comunicazione multimediale…);

– economia e umanesimo (lo sviluppo economico, la solidarietà e la salvaguardia del creato, la globalizzazione della comunicazione e dell’economia…);

– ricerca scientifica (le scienze, le tecnologie e l’unità del sapere…).

Le aree qui indicate non esauriscono ovviamente l’orizzonte dell’incontro tra fede e cultura».

35)“La sala della comunità, Nota pastorale” 24: «Oltre ai tradizionali media del cinema e del teatro, la sala della comunità oggi è anche occasione per creare percorsi educativi con la televisione, la musica e le nuove tecnologie» (ma cfr. anche nn. 25-32).